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L’impatto della Ricerca Matematica in Italia

Lo studio “L’impatto economico della ricerca matematica in Italia” realizzato da Deloitte Economics e promosso dall’Istituto per le Applicazioni del Calcolo “Mauro Picone”del CNR e dall’Unione Matematica Italiana è stato presentato il 26 maggio 2026. Dallo studio emerge che nel 2025 il contributo diretto della ricerca matematica all’economia italiana, in termini di Valore Aggiunto Lordo (VAL), è stato di ben 308,5 miliardi di euro. Significa che da sola, la matematica, rappresenta circa il 15% del VAL totale nazionale.


Il report

Il report è disponibile come file .pdf scaricabile

An English version is also available.

La presentazione

La giornata della presentazione del report

Pagina CNR con video dell’evento

Cosa c’è nel report?

Di seguito, alcuni estratti.

La matematica ‘’pesa’’ quanto l’intera industria italiana.
Spesso si fa l’errore di immaginare la ricerca scientifica confinata alle lavagne delle università, ma le cifre dicono altro: il contributo stimato della ricerca matematica al Valore Aggiunto Lordo italiano è equivalente alla somma dei settori industriale e manifatturiero.

Dai processi di ottimizzazione della supply chain alla digitalizzazione delle fabbriche (Industria 5.0), le scienze quantitative sono la struttura portante della nostra produzione. Senza equazioni, le fabbriche si fermerebbero.
1€ investito in matematica ne genera altri 1,2€ nell’economia.
Il report Deloitte evidenzia un meccanismo straordinario: l’effetto moltiplicatore della ricerca matematica.

Dei 680,1 miliardi totali, 308,5 mld derivano dall’impatto diretto ma ben 221,3 mld e 150,3 mld derivano rispettivamente dagli impatti indiretti e indotti. Per ogni euro di valore generato direttamente, di conseguenza, se ne attivano altri 1,2 euro lungo le filiere dei fornitori e nei consumi quotidiani dei lavoratori coinvolti.

Finanziare la matematica è il moltiplicatore economico più potente che abbiamo.
8,4 milioni di posti di lavoro sono supportati dalla matematica.

Significa che circa il 35% dell’occupazione totale nazionale in Italia è sostenuto direttamente o indirettamente dalle applicazioni della ricerca matematica.

Non parliamo solo di professori o ricercatori di professione, ma di milioni di specialisti che usano modelli quantitativi per prendere decisioni, ottimizzare flussi di dati e inventare nuovi servizi.

Quali sono, in Italia, i settori in cui si usa di più la ricerca matematica?
Il report Deloitte ha mappato l’impatto diretto sull’occupazione e ha stilato la classifica dei primi 5 ambiti per lavoratori coinvolti:
  1. programmazione e consulenza informatica: ~327.600 occupati,
  2. studi di architettura e ingegneria: ~297.200 occupati,
  3. attività legali e contabilità: ~180.700 occupati,
  4. istruzione: ~176.500 occupati,
  5. costruzioni: ~120.000 occupati.
La matematica è quindi ovunque, dalla sicurezza del software fino al calcolo strutturale di un ponte, passando per le analisi statistiche aziendali.
C’è un legame diretto tra le equazioni e il welfare del nostro Paese.
Lo studio Deloitte stima che il contributo al gettito fiscale complessivo riconducibile alla ricerca matematica in Italia sia stato pari a circa 296,2 miliardi di euro nel 2025.

Imposte sul reddito, contributi previdenziali e IVA generati dalle filiere ad alta intensità matematica alimentano concretamente le risorse pubbliche destinate a sanità, infrastrutture e servizi civici.
Dietro le azioni più banali della nostra giornata digitale si nascondono decenni di ricerca matematica pura e applicata.
  • Transazioni bancarie protette da algoritmi di crittografia avanzata,
  • foto sullo smartphone, alleggerite da algoritmi di compressione d’immagine.
  • mappe e GPS basati sulla relatività e sulla geometria differenziale per localizzarti,
  • salute e diagnostica medica per immagini (TAC), oltre al sequenziamento del genoma respirano grazie a complessi modelli numerici.
La matematica non è un’opinione, è la realtà che tocchiamo ogni giorno.
C‘è un gap da colmare in Italia con gli investimenti nell’istruzione.
Nonostante i numeri generati dalla ricerca matematica, il report Deloitte ha lanciato un severo campanello d’allarme per la spesa pubblica destinata all’istruzione (sia terziaria che complessiva), che presenta la percentuale più bassa in rapporto al PIL tra i principali Paesi europei analizzati.

Questo divario limita la capacità di attrarre talenti internazionali e rischia di indebolire la spesa in ricerca applicata delle imprese ad alta intensità tecnologica (Hi-Tech).

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